Maria Luigia d’Austria Duchessa di Parma

“madama la presidentessa della repubblica di Parma”

 

   Primogenita dell’arciduca Francesco d’Austria, alle seconde nozze, e di Maria Teresa delle Due Sicilie, Maria Luigia d’Asburgo nasce a Vienna il 12 dicembre 1791. Il senso di sicurezza di cui necessita la giovane principessa dai capelli biondi e dagli occhi violetti (pur se con il labbro turgido degli Asburgo), le arriva dal padre – che diventa nel 1792 imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Francesco II° e nel 1804 Imperatore d’Austria col nome di Francesco I°. La chiamerà sempre Luisl e con lui Maria Luigia manterrà un rapporto privilegiato di affetto e di complicità. Come con la sorella Leopoldina, amatissima fra le sorelle e i fratelli.

   Maria Luigia impara l’italiano e il francese, la geografia e la storia degli Asburgo. Siccome ama i fiori, la si incoraggia nella pratica del giardinaggio; e siccome è golosa, impara l’arte culinaria. Sa cucire, ricamare, ha ereditato dalla madre una bella voce e il talento per la danza, ama la musica e impara a suonare il pianoforte.

   All’interno dell’accurata educazione culturale, si insinua progressivamente un prevedibile ma rigoroso senso di disprezzo e di distanza nei confronti del borghese che sta distruggendo il secolare e sacro ordine dinastico europeo: Napoleone Bonaparte. Nel 1805, quando Napoleone occupa Vienna, Maria Luigia è costretta a fuggire, con tutta la famiglia, naturalmente, prima a Buda e poi, sempre incalzata dall’avanzare dell’Anticristo francese, usurpatore e blasfemo ormai giunto in Moravia, a Kosice in Ungheria e infine a Cracovia, nella Polonia austriaca. Dopo la battaglia di Austerlitz, Francesco I° deve rinunciare alla corona dell’Impero Romano, mantenendo però quella di Imperatore d’Austria.

   Alla morte della madre, Maria Luigia si lega di forte amicizia alla terza moglie del padre, Maria Ludovica d’Austria-Este, maggiore di lei di soli quattro anni e con cui condivide interessi, desideri, e passioni.

   Nel febbraio del 1809 pare che gli Asburgo possano vendicare la sconfitta di Austerlitz, cercando alleanze con la Prussia e con la Russia. Ma gli eserciti di Napoleone travolgono ancora una volta gli austriaci, entrano a Vienna, e Napoleone proclama la fine della dinastia Asburgo. Di nuovo in fuga, Maria Luigia ripara prima a Buda e poi a Eger, dove in preda al terrore apprende della definitiva sconfitta a Wagram, e della successiva pace di Schönbrunn, che riduce l’Impero Asburgico a potenza di media grandezza, a satellite dell’Impero francese.

   Dopo aver rifiutato, giudicandolo un uomo violento, l’avvicinamento dell’Arciduca Francesco d’Austria-Este come futuro sposo, Maria Luigia si rifugia nella musica, nelle letture, nel ricamo, nella scrittura, alimentando di nuove e dolorose ragioni il rancore verso Napoleone. Il quale però nel frattempo decide, siccome la moglie Giuseppina Beauharnais non gli ha dato figli e lui deve avere un erede, di divorziare e di sposare una qualche figlia di Imperatore - per ottenere così il duplice scopo di avere un successore e di fondare una propria dinastia che lo legittimi agli occhi delle case regnanti europee, per le quali al momento rimane invece un parvenu. Dove sceglierla, questa nobile moglie? L’opzione migliore sarebbe una Romanov, ma lo zar non si fida dell’Anticristo francese, e inoltre delle sue figlie una è già promessa e l’altra ha appena quattordici anni. Così Napoleone si rivolge agli Asburgo, che «nulla potevano negare al vincitore se volevano ottenere una necessaria sicurezza» – come esplicita il Ministro degli Esteri austriaco, il conte Metternich.

   Il 16 febbraio 1810 Francesco I°, guidato da Metternich, firma il contratto nuziale. Maria Luigia è l’ultima a sapere delle trattative matrimoniali, e può soltanto accettare la decisione dei tre uomini che hanno scelto il suo destino: Napoleone che vuole sposarla, Metternich che l’ha offerta, il padre Francesco che l’ha ceduta. Odierà Metternich per tutta la vita, ma non serberà a lungo risentimento nei confronti dell’amatissimo padre, di cui vuole cercar di capire la fedeltà ai doveri di capo dello stato. E che le spiega che, se è vero che «sposa un arrivista uscito da una rivoluzione atea e anticlericale, in fondo diventa l’Imperatrice dei francesi, va a vivere a Parigi, » e insomma in fondo il sacrificio richiesto non è poi tanto grande.

   E Napoleone? La giovane principessa, divenuta imperatrice, si innamora di lui? O rimane la «giovenca gettata in pasto al Minotauro» come l’ha definita il Principe di Ligne - (il militare belga, memorialista e scrittore, che incontrò anche Maria Antonietta, Madame de Staël, Madame du Barry) - e come la chiamano in segreto tutti gli aristocratici?

   Qualche tempo dopo l’arrivo a Parigi, Maria Luigia scrive al padre: «Il dovere di moglie non esclude il mio affetto di donna.» Dice di ricambiare l’affetto dell’Imperatore che la ama «sinceramente e teneramente» (e che peraltro non interrompe la propria abitudine d’aver numerose amanti), che «bisogna conoscerlo prima di dare giudizi affrettati su di lui.» Afferma d’esser felice con lui, di volergli presto dare un figlio maschio, che «più lo si conosce, più si impara ad amarlo e stimarlo,» e che «assolutamente non è quel diavolo descritto a Vienna.»

   E’ vero? E’ tutto vero? Oppure Luisl vuole soltanto rassicurare il padre?

   Il 20 marzo del 1811 - nel tripudio della Parigi imperiale ma mentre il popolo segue più con curiosità che con affetto i regali festeggiamenti, preoccupato e sbalordito per i crescenti sperperi della corte - nasce il figlio dell’augusta coppia. Gli viene imposto il nome di Napoleone Francesco e il titolo di Re di Roma.

   Ben presto l’erede imperiale è sottratto alla madre per esser affidato alle cure ed agli insegnamenti di chi ne deve fare il futuro imperatore.

   Maria Luigia è di nuovo sola. Malgrado Napoleone si sforzi di imitare il portamento dei Borboni, il parvenu rimane un piccolo avventuriero corso, confrontato alla vera aristocrazia che lei conosce;  l’ambiente di corte le appare sempre più carico di bizantinismi, e lei non dissimula la propria crescente avversione per i vecchi e i nuovi cortigiani: i vecchi (non di altissimo rango, giacché quelli son finiti sul patibolo) adulano Napoleone per carrierismo più che per fedeltà, e i nuovi sono ridicoli emulatori delle corti spagnola ed austriaca. Sia a corte sia per il popolo, Maria Luigia rimane “l’autrichienne” – la pronipote austriaca di Maria Antonietta. Maria Luigia inoltre non ha il fascino di Giuseppina e non riesce a soppiantarla nel cuore dei francesi: quanto la Beauharnais era tutta grazia ed arte, una scialacquatrice spesso bugiarda ed intrigante ma piena di fascino e di civetterie, tanto “l’autrichienne” è tutta innocenza, risparmiatrice e incapace di simulare. I nuovi nobili le invidiano il sangue blu, i vecchi le rimproverano d’aver (come loro, ma questo non lo dicono) accettato un usurpatore. Anche le donne Bonaparte scendono sempre di più nella sua considerazione, e l’antipatia è reciproca.

   Però l’Imperatrice ha un’amica: la duchessa di Montebello, la vedova del Maresciallo di Francia Jean Lannes. Ha dato nome ad una rosa gallica ed è stata innalzata a sua prima Dama.  E’ un affetto solido, alimentato dal fatto che Maria Luigia ha bisogno di qualcuna su cui appoggiarsi, e la duchessa è sempre a disposizione. Più tardi sarà proprio la duchessa di Montebello ad esser accusata d’aver profittato della propria posizione per rovinare il rapporto fra l’Imperatore e l’Imperatrice, seminando zizzania e sospetti, ma nemmeno questo impedirà a Maria Luigia di amarla moltissimo.

   Ventenne e solitaria imperatrice, Maria Luigia vive sempre più spesso nella sua Maison de l’Imperatrice: lì trova l’ordine, la sicurezza e la pace che desidera. Ricama, suona l’arpa, il clavicembalo e il pianoforte, prende lezioni di canto, approfondisce l’arte del disegno, scambia esperienze e conoscenze con la duchessa di Montebello, legge molto, scrive moltissimo: al padre, soprattutto, ma anche al marito quando lui è lontano, ai parenti in Austria, ai conoscenti parigini.

   Fra il 1811 e il 1812 nelle città e nelle campagne francesi scoppiano rivolte e tumulti provocati dalla fame. E nei suoi rari viaggi all’estero Maria Luigia si fa delle idee personali su quanto accade nell’impero francese. A Parigi le arriva soltanto la stampa di corte, ma a Bruxelles e ad Amsterdam si rende conto che l’economia di quei paesi, una volta fiorente, è ridotta quasi allo stremo a causa del blocco imposto da suo marito all’Inghilterra. Quello che non sa, è che Napoleone intende risolvere con le armi i problemi di politica estera ed interna. Nonostante dichiari di voler la pace, e anzi di essersi legato agli Asburgo proprio per ottenere una pace duratura, Napoleone prepara una grande armata per muovere guerra alla Russia, prima, e poi – dopo la cacciata dalla Russia - una più piccola armata per difendersi da Russia, Inghilterra e Prussia.

   Durante queste rovinose campagne militari di Napoleone, Maria Luigia assume la Reggenza in Francia, adoperandosi per convincere il padre e il marito che la sola soluzione è la pace. Fa da ambasciatrice e da diplomatica, cerca di appellarsi al popolo francese che è ormai però avverso all’Imperatore, si comporta con dignità e coraggio anche se in cuor suo detesta la guerra, e vorrebbe trovarsi molto lontana da quella Reggenza, da quella Corte, da quelle minacce.

   Il Capodanno del 1814 i russi e i prussiani entrano per la prima volta in territorio francese, e all’alba del 25 gennaio Napoleone riparte per raggiungere la testa del proprio esercito.

   Maria Luigia non lo rivedrà  mai più.
   Continuerà però a scrivergli che a Parigi «tutti auspicano la pace» anche perché mancano i soldi per continuare la guerra. Quando nel febbraio si avviano trattative segrete di pace, Maria Luigia vede una possibilità di mediazione e scrive al marito insistendo che accettando le condizioni offerte avrebbe salvato la Francia, l’Impero, e il loro matrimonio. Ma Napoleone non si arrende, e gli alleati rompono le negoziazioni. Il 28 marzo il Ministro della Guerra spiega al consiglio di reggenza che è impossibile difendere Parigi e che per volontà dell’Imperatore la Reggente e il figlio devono lasciare la Francia. Quella notte Maria Luigia scrive al marito che si atterrà alle di lui volontà ma non vuole assumersi «la colpa del terribile effetto che questa partenza avrà sul popolo parigino.»

   L’imperatrice ed il figlio abbandonano Parigi il 28 marzo, quando ormai i cosacchi sono alle porte di Neuilly. Si fermano a Blois, dove l’8 di aprile un rappresentante del Governo Provvisorio Francese e un aiutante dello Zar la invitano a deporre la Reggenza e a farsi accompagnare ad Orléans. Consegna, come beni appartenenti alla Francia, tutti i gioielli portati con sé. L’11 aprile Napoleone le scrive da Fontainebleu per annunciarle «l’accomodamento» ottenuto con gli alleati: «A me danno l’isola d’Elba, a te e a tuo figlio Parma, Piacenza e Guastalla.»

   Cinque giorni dopo, Maria Luigia arriva col figlio a Rambouillet e si pone sotto la tutela del nuovo padrone d’Europa, l’imperatore d’Austria Francesco I°. Il quale è giunto bontà sua alla conclusione che la figlia abbia ormai compiuto il proprio dovere e possa por fine al sodalizio con la Francia.

   Fisicamente molto provata e distrutta nel cuore, Maria Luigia è accolta però già in Tirolo non come una Imperatrice deposta ma come l’Arciduchessa d’Austria, e le sono tributati grandi omaggi e feste.

   La via per l’Elba le è e le rimarrà per sempre preclusa, ma da tutti questi avvenimenti Maria Luigia esce, ventiduenne, assai più matura e più forte, pronta per una nuova vita indipendente, in un Ducato - «piccola cosa, da 400.00 anime e solo tre o quattro milioni di entrate,» come le aveva subito spiegato l’augusto genitore – in cui però sarebbe stata Sovrana e non Consorte d’un Sovrano dispotico.

   Ma per questo doveva ancora passar del tempo.

   Maria Luigia è ricevuta a Vienna con grande calore, rivede la matrigna Maria Ludovica, ma non il padre – impegnato a Parigi nelle trattative della pace. Alla corte di Schönbrunn mantiene il contegno riservato che aveva assunto a Parigi, e subito attorno a lei le fantasie e le chiacchiere si accendono. C’è chi giudica il suo atteggiamento schivo come un segnale dell’attaccamento per Napoleone, c’è chi la critica perché vede poco il figlio e dunque vorrà dire che le è indifferente, c’è chi si chiede perché non raggiunga il marito all’Elba. Dall’altra parte, i suoi amici affermano che è sempre allegra e vivace, e che si interessa di spettacoli e di cultura. E allora c’è chi non capisce come faccia ad esser così felice, dopo aver dimostrato tanta fedeltà al marito in disgrazia. C’è chi critica il suo aver conservato attorno a sé alcuni nobili francesi, c’è chi la biasima perché – si dice – non apprezza più la cucina austriaca, c’è chi la disprezza perché giudica i suoi modi altezzosi, e chi ritiene che le manchi non tanto l’Imperatore di Francia quanto il lusso della corona. Per lei, i Bonaparte sono diventati una famiglia scomoda. Gli Asburgo, una famiglia noiosa.

   Mentre i potenti si spartiscono l’Europa e trattano anche per trasformare in realtà la promessa di consegnare il Ducato di Parma all’ex imperatrice di Francia, l’ex imperatrice stessa deve lasciare quasi subito la capitale austriaca - per non imbarazzare con la propria presenza il Congresso che in ottobre si terrà proprio a Vienna. Le viene perciò concesso di viaggiare verso una stazione termale. La corte preferirebbe mandarla a Karlsbad, lei insiste per andare ad Aix-les-Bains, nella Savoia francese: molto più vicina sia a Parma sia all’Elba. Metternich è contrario ma Francesco I° autorizza la scelta: si decide di lasciarla andare, ma mettendole al fianco un uomo fidato e sicuro, che le impedisca di compiere passi falsi politici, la sorvegli ed eventualmente la consigli. Viene scelto il conte Adam Adalbert Neipperg, un trentanovenne dalla notevole carriera militare alle spalle, con una vita privata interessante, e con una benda nera sull’occhio mancante perduto in battaglia. Grande seduttore benché maritato.

   Alla fine di giugno Maria Luigia parte, con una corte di 33 persone ma senza il figlio: Metternich non consentirebbe mai a far rimetter piede in Francia ad un bonapartista pretendente al trono. Nei pressi di Ginevra la raggiunge Neipperg, in uniforme da ussaro, pronto ad accompagnarla ad Aix-les-Bains. E fino alla fine di settembre Maria Luigia si gode la solitudine quando ne ha voglia, cavalca sulle rive del lago, fa lunghe passeggiate, beve ovviamente le acque termali, legge, fa i bagni e va in barca. Sempre sorvegliata e spesso accompagnata dal fido Neipperg, il cui compito – a lei ignoto – è di «osservare con assoluta discrezione la condotta della signora Contessa di Colorno, ed avere una particolare attenzione per la corrispondenza e le comunicazioni da lei inviate e a lei dirette dall’isola d’Elba.» Dapprima seccata da questa costante presenza, Maria Luigia impara ad apprezzare la compagnia del Neipperg, che è sempre lì, a disposizione, la accompagna ai concerti e a cavalcare, le tiene lontani i fastidi e la fa ridere. Col risultato che lei è sempre più allegra e rilassata, e di ottimo umore. Dice spesso che vuol partire per l’Elba, e lo scrive a Napoleone, ma scrive anche di trovarsi assai bene dov’è. Intanto Napoleone, anche da Portoferraio, le «invia ordini» di recarsi immediatamente all’Elba, e lei si irrita moltissimo, finché il 18 agosto gli scrive che no, non andrà, deve tornare a Vienna – dove si sta discutendo del suo futuro a Parma e della sorte del figlio. Napoleone le intima allora di raggiungerlo in ottobre.  Neipperg riferisce che «la duchessa esprime più timore che desiderio di raggiungere l’Imperatore.»

   Durante il viaggio di ritorno verso Vienna, nella notte fra il 25 e il 26 settembre, in una locanda sul Rigi dove hanno sostato nel mezzo d’un grande temporale, Maria Luigia e Adam Adalbert diventano amanti. Il marito gliel’avevano imposto, ma lei si sceglie quest’uomo – che sarà il grande amore della sua vita. Il 30 settembre, ripreso il viaggio, scrive al padre: «Ora ho meno che mai voglia di andare all’Elba,» e aggiunge che in ogni modo mai partirebbe verso quell’isola senza il di lui imperiale permesso.

   Tornata a Vienna con Neipperg il 7 ottobre del 1814 mentre i rappresentanti delle Nazioni discutono, viene da loro ascoltata – come tanti altri piccoli Principi  - nella veste di Duchessa designata per Parma, Piacenza e Guastalla.

   Malgrado viva con Neipperg a Schönbrunn, ha riguardo per la propria reputazione e non smentisce le opinioni che la vogliono ancora sposa fedele e consorte imperiale insospettabile. Neipperg le è utile anche per l’ottenimento del Ducato, al quale ora non vuole più rinunciare e che non si rivela però impresa facile. L’Austria è favorevole, anche per avere un ulteriore punto di appoggio in Italia. La Francia invece non ne vuol sapere, di aver vicina l’ex Imperatrice, e tanto meno l’ex Re di Roma, vessillo bonapartista. La Spagna preferirebbe che il Ducato fosse restituito a una linea collaterale dei borboni iberici, che vi si trovavano già prima dello sconquasso napoleonico. Insomma, la questione di Parma è una delle più scottanti ed ardue, nelle trattative del Congresso di Vienna. Nel contrasto aperto si inserisce il Vaticano, facendo sapere che la Chiesa non considera valido il matrimonio fra Napoleone e Maria Luigia, in quanto lui non aveva mai divorziato da Giuseppina con il consenso del Papa. Il che però fa anche cadere le contrarietà vaticane verso l’ex imperatrice di Francia, da qui in poi considerata una concubina austriaca con un figlio bastardo, consentendo a Maria Luigia di allontanarsi sempre più da Napoleone. Oltre che di rinfacciare all’odiato Metternich d’averla gettata nelle braccia dell’Anticristo senza tener conto degli impedimenti canonici.

   L’8 marzo del 1815 si apprende che Napoleone è fuggito dall’Elba, si trova già a Grenoble accolto da grida “Vive L’Empereur,” e sta rientrando a Parigi. Si prospetta una nuova guerra. Un giorno angoscioso per Maria Luigia, quell’8 marzo. Che fare? Rientrare a Parigi? Abbandonare le speranze su Parma? Invia al Congresso una lettera aperta al padre, chiedendo affetto e asilo per sé e per il figlio e sperando di convincere tutti che il suo desiderio è un trionfo degli alleati. Anche perché Napoleone vincitore pretenderebbe certo di riavere la moglie, e lei perderebbe Parma e Neipperg. La sera del 20, mentre il cosiddetto Re di Roma compie quattro anni, Napoleone è a Parigi e auspica che la consorte e il principe ereditario lo raggiungano al più presto. Maria Luigia invece non è affatto ansiosa di partire, anche perché nel frattempo Neipperg è rimasto vedovo e lei vuole sposarlo, appena riesce a separasi legalmente da Napoleone. Il 6 maggio manda al marito una tabacchiera tempestata di brillanti, e affida al messo il proprio messaggio di addio per il parvenu: gli augura ogni bene, spera lui comprenda la  situazione, e chiede un’amichevole separazione consensuale.

   La guerra segue il proprio corso, ma il 31 maggio un accordo segreto fra Austria, Russia e Prussia riconosce a Maria Luigia il possesso di Parma, Piacenza e Guastalla, e il diritto di successione per suo figlio.

   Il 18 giugno Napoleone è sconfitto in Belgio da prussiani, inglesi, hannoveresi e olandesi. Un’unica battaglia, a Waterloo, decide le sorti della guerra. All’apprendere la notizia, Maria Luigia è «fuori si sé dalla gioia.» Il 20 luglio il parvenu è già sotto protezione inglese, quando Metternich rassicura Maria Luigia sulle future condizioni dell’ex Imperatore di Francia. Sarà trattato bene ma «raggiungerà un luogo da cui non potrà più fuggire.» E il 17 ottobre Napoleone Bonaparte, quarantaseienne, sbarca a Sant’Elena.

   A Maria Luigia tuttavia non è ancora consentito andare a Parma: Francia e Spagna temono il rafforzamento degli Asburgo in Italia e non vogliono che il figlio vada con lei, né tanto meno possa un giorno succederle – nemmeno nel piccolo Ducato. E neanche gli inglesi danno il proprio consenso, non tollerando l’ipotesi di costituzione in Italia d’un ancorché minimo futuro regno bonapartista. Lo zar si disinteressa della questione e rimane neutrale. Così il Trattato non viene ancora ratificato.

   Intanto l’ex Re di Roma cresce a Vienna, gli si cambia il nome nel più adeguato Franz, gli si impartisce una solida educazione asburgica. Maria Luigia è d’accordo: vuole cancellare il nome di Bonaparte non solo dalla propria vita ma anche da quella del figlio.

   E infine accetta le condizioni, e parte per Parma senza di lui. Accetta anche di deporre il proprio titolo imperiale, di accompagnare gli atti di governo a Parma con la formula: “In nome di Sua Maestà l’Arciduchessa Maria Luisa d’Austria, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla,” e per il figlio il titolo di “Sua Altezza Serenissima il Principe di Parma.” Le viene ingiunto di separarsi dal proprio seguito francese.

   Il 7 marzo 1816, febbricitante, si mette in viaggio per l’Italia. Parma le è stata descritta come una città poco accogliente, senza soldi nelle casse, con viveri insufficienti, abitanti esasperati per la mancanza di cibo e scarsissima fiducia nella sovrana che sta per arrivare. Lontana da Vienna e in compagnia di Neipperg, però, lei è fiduciosa. Fa tappa a Venezia, e si innamora della città. Poi deve fermarsi a Verona per la morte della matrigna Maria Ludovica, ventottenne, stroncata da una malattia polmonare. E infine si accinge a compiere l’ultimo pezzo del tragitto.

   Fondata nel 183 a.C. durante la costruzione della Via Emilia, Parma non è mai entrata nelle grandi competizioni politiche: coinvolta durante il Medioevo nelle lotte fra Impero e Papato, dal 1545 divenuta capitale dei Ducati di Parma e Piacenza, è rimasta per i successivi duecento anni sotto la Signoria dei Farnese. Quando la linea maschile della dinastia s’è estinta, nel 1731 la città e lo Stato sono passati al figlio di una Farnese, l’Infante di Spagna Carlo, diventando da allora causa di discordia fra i Borboni e gli Asburgo. Nel 1735 è diventata austriaca, al termine della guerra di successione polacca.  Nel 1748 a seguito della guerra di successione austriaca è ritornata borbonica, insieme a Guastalla. Sotto Napoleone, Guastalla è stata data a Paolina Borghese e le altre due città degradate a far parte del Dipartimento del Taro.

   E ora i tre Ducati sono passati a lei.

   Il 19 aprile del 1816, al braccio di Adam Adalbert, Maria Luigia entra nei propri Stati, decisa insieme a Neipperg a sviluppare due punti programmatici saldi: rendere ben accetta alla popolazione la dominazione austriaca e fare di se stessa un’istituzione nella quale i sudditi possano riconoscersi.

   «Lo scampanio delle chiese, l’incenso del clero, gli omaggi dei notabili e il giubilo del popolo» la rendono ancor più certa che quel Ducato, che rimane e rimarrà parte secondaria della casa d’Austria, è il luogo del suo destino. Regnerà per grazia propria, governerà con l’aiuto di Neipperg. Dedicandosi al bene del proprio paese, riuscirà a farsi benvolere da tutti i parmensi.

   Il governo di Maria Luigia si dimostra subito abbastanza accorto, quando lascia le cose positive ereditate dalla dominazione francese, come l’ordinamento giuridico e la struttura amministrativa, ma ne elimina tutto il negativo.

   Vara un moderno Codice Civile, ricalcato sul modello francese. Decide drastici tagli alla spesa, riducendo così il debito dello Stato. Costretta ad aumentare per un certo periodo la pressione fiscale, spinge però il Ducato a risalire la china: l’agricoltura ricomincia a produrre, il commercio del formaggio parmigiano aumenta e l’allevamento degli ovini accresce la produzione di lana.

   Maria Luigia segue le riunioni del proprio governo con sulle spalle il suo pappagallo, o la sua scimmietta. Le piace governare, e le piace però ancor di più cercare la tranquillità che anche il suo popolo vuole, dopo tanti anni di guerre rivolte e saccheggi. Non fa grande vita mondana, la corte non ne ha i mezzi e del resto a lei non interessa.

   Nel 1817 e nel 1819 intanto ha dato alla luce due figli di Neipperg, Albertina e Guglielmo. Benché ufficialmente il loro matrimonio sia nullo, nessuno mette l’accento su questi due figli illegittimi, che vengono per un certo periodo affidati ad un padre adottivo mentre i genitori vanno a trovarli di nascosto. Nel frattempo l’altro figlio, che adesso si chiama Francesco Giuseppe Carlo ed è sempre rimasto a Vienna, viene rimosso dalla linea di successione al Ducato, ritrovandosi ad essere – da Re di Roma – un principino di sette anni senza terra e senza titolo. Maria Luigia insiste perché gli venga concesso un qualche risarcimento, e il nonno Francesco I° lo nomina Duca di Reichstadt e gli garantisce, alla morte di Maria Luigia, i territori palatino – bavaresi. Per ricevere la lettera e il sigillo reale con le nuove condizioni del figlio di Napoleone, Maria Luigia torna per un breve periodo a Vienna.

   Ma è a Parma quando riceve la notizia della morte di Napoleone, nel luglio del 1821. A Vienna, il lutto è portato soltanto dal piccolo orfano; a Parma, soltanto dalla vedova, dalla sua casa, dalla sua servitù, ma non dalla corte, non dai funzionari, non dai militari. Il ricordo dell’Empereur va cancellato dalla memoria dei popoli.

   Un mese dopo, Maria Luigia sposa il conte di Neipperg con matrimonio morganatico, in seguito al quale né il marito né i figli possono condividere il suo titolo, i suoi diritti, il suo stato. Da quel momento però i due bambini possono vivere con i genitori, essere educati da una governante e da un istitutore nei giardini del Palazzo Ducale, e alla sera recarsi nella Sala della Biblioteca dove la famigliola si riunisce – come una qualunque altra famiglia borghese.

   Con questa governante saggia e amante della pace Parma diventa in breve una città spigliata e vivace. Sotto il governo moderato, e per certi aspetti illuminato, di Maria Luigia, l'aria è meno soffocante che altrove: viene concessa persino una certa libertà di pensiero. Con il ducato di Maria Luigia d'Austria i parmensi sentono finalmente la forza di un governo vivo e votato ai servizi pubblici, e al benessere della popolazione. E' in questo periodo che vengono costruiti molti dei luoghi di cultura e arte che fanno oggi di Parma una capitale della musica e dell'arte in Italia.

   Maria Luigia non tarda a diventare l'amata sovrana, che abolisce subito l'inchino alla propria persona; è animata da una sincera volontà riformatrice e si avvicina al  popolo con l'ausilio della buona musica, della buona tavola e con la ricerca di una vita il più possibile serena. Lo splendore della corte dà lustro al Ducato e i parmensi diventano orgogliosi della loro piccola patria¹.

   Prende corpo un vasto piano di opere pubbliche.
   Acquista prestigio la rinnovata Biblioteca Civica.
  Maria Luigia si dedica con passione e intelligenza al restauro dei moltissimi castelli e dei bellissimi giardini disseminati nelle terre del Ducato.
  Rinnova il fatiscente Palazzo Ducale, che assume un aspetto alla francese e ai cui lavori prendono parte i più grandi architetti scultori e pittori dell'epoca tra i quali  Boudard, Petitot, Vignola, Bossi, Jacopo Bertoja e Agostino Carracci.
  Restaura il Palazzo del Giardino, e il Palazzo Ducale di Colorno.
  Rimodella il Parco Ducale, all'interno del quale è collocato anche il Palazzotto Eucherio Sanvitale, e che contiene il boschetto dell'Arcadia, con i resti di un tempietto, e un laghetto al centro del quale è collocata la fontana del Trianon proveniente dal Palazzo Ducale di Colorno.
  Rimodella Villa Verlaro e Villa Sala, due residenze che lei ama molto, in cui si respira un’atmosfera bucolica e campestre, e i cui giardini la duchessa fa riempire di violette – il suo fiore e colore preferito.
  Ristruttura il Palazzo Ducale borbonico di Colorno, imitazione del Trianon del Palazzo di Versailles.

   Rifonda l’Università, il Collegio dei Nobili e l’Accademia delle Belle Arti, alla cui guida chiama l’incisore Paolo Toschi.
   Realizza il cimitero della Villetta, il ponte sul fiume Taro e il glorioso Teatro Regio, su progetto dell’architetto Nicola Bettoli.
   Esemplare perfetto della tipologia di teatro all’italiana, il Regio corrisponde fedelmente ai propositi che ne sono alla base e rimane, del periodo luigino, non solo l’opera pubblica più importante ma anche quella che forse meglio riassume la tipica idealizzazione di Maria Luigia, di fusione di sociale e culturale. L’aprirsi del sipario, il 16 di maggio del 1829, con il fuoco prospettico della sala concentrato sullo splendido sipario dipinto dal Borghesi (un Trionfo della Sapienza che è una trasparente allegoria del governo di Maria Luigia, facilmente riconoscibile nella centrale figura di Minerva) si può davvero immaginare come un momento sicuramente e molteplicemente nodale del suo governo. Inaugurato con l'opera Zaira appositamente composta da Vincenzo Bellini, il teatro lirico di Parma s'impone da subito fra i migliori della penisola. La vita musicale prende a rivaleggiare con quella milanese: perfino la duchessa si esibisce suonando a quattro mani con Neipperg.
   Quando nel 1833 muore Provesi, il primo insegnante di Verdi, e si rende perciò vacante il posto di maestro di cappella a Busseto - per ottenerlo si costituiscono due vere e proprie fazioni, che si adoperano accanitamente l’una contro l’altra, rispettivamente in favore di Verdi e di un certo Giovanni Ferrari di Guastalla, sostenuto tra l’altro dal prevosto di Busseto. Quest’ultimo conferisce a sorpresa l’incarico al Ferrari, scatenando le ire dei verdiani, che contestano vivacemente la validità della nomina, soprattutto perché avvenuta senza che fosse indetto alcun concorso, e si appellano a Maria Luigia. Maria Luigia annulla la designazione del pupillo del prevosto e indice un regolare concorso, che Giuseppe Verdi – com’è giusto – vince. E Verdi, che chiama la propria prima figlia Virginia Maria Luigia,  dedicherà alla duchessa l'opera I lombardi alla prima crociata.

  Maria Luigia provvede all'ulteriore incremento delle collezioni della Galleria delle Belle Arti (oggi Galleria Nazionale, una delle più importanti pinacoteche italiane) di Parma, con l'acquisizione delle raccolte Sanvitale nel 1834, e Callani e Baiardi nel 1839, insieme alla loro riunificazione ed a un progetto di esposizione organica, per la quale si avvale dell'opera di Paolo Toschi, e dell'architetto Nicola Bettoli. Quest'ultimo crea per la quadreria accademica la Sala Ovale, dove vengono posti i due colossi romani in basanite provenienti dagli Orti Farnesiani sul Palatino (Bacco ed Ercole), e la Sala delle Colonne, con sul fondo la nicchia entro cui sarà più tardi collocata la statua ritratto di Maria Luigia in veste di Concordia, opera di Antonio Canova.

  Maria Luigia è la prima sovrana di uno stato preunitario a coniare monete con il sistema decimale.
  Promulga il decreto per la  tutela del diritto d’autore.
  Prende numerose iniziative per l'assistenza ai bisognosi e ai malati.
  Acquisisce una ricca collezione di oltre 60.000 stampe messa insieme da Massimiliano Ortalli, e raccolta in un vasto salone allestito allo scopo presso la Biblioteca Palatina.
  A Palazzo Farnese, crea un laboratorio per gli allievi dell'Accademia di Belle Arti.

  Si occupa del Museo Archeologico Nazionale. Fondato come Museo ducale d'Antichità nel 1760 da Filippo di Borbone per accogliere i reperti riportati in luce negli scavi di Veleia,  e spogliato dei pezzi più prestigiosi durante l’amministrazione napoleonica, con Maria Luigia il Museo si vede assegnare la prestigiosa sede attuale, che  incrementerà ulteriormente il proprio patrimonio con una delle più consistenti raccolte preistoriche dell'Italia settentrionale.

  Acquista dagli eredi di Maria Amalia di Borbone il Casino dei Boschi di Caregga e l'annessa tenuta di una sessantina di ettari. L'edificio viene ampliato e rinnovato sotto la guida di Nicola Bettoli.
  Su incarico di Maria Luigia, Carlo Barvitius, giardiniere formatosi alla corte degli Asburgo, avvia opere di trasformazione della viabilitá interna, della regimazione delle acque e della forestazione.

  Adiacenti alla reggia ducale Maria Luigia fa realizzare delle serre, per ospitare e proteggere durante i mesi più freddi rare specie esotiche con le quali arricchisce il patrimonio verde del giardino: due strutture a vetrate orientate in modo da consentire la riproduzione artificiale dell'ambiente climatico ideale; la serra interrata, che viene chiamata stufa, è dotata di un impianto di riscaldamento, come si può vedere ancora oggi.

  Il suo merito maggiore è quello d’esser la prima sovrana (e il primo sovrano) del Ducato a interessarsi concretamente delle condizioni di vita dei propri sudditi.
  Promulga un moderno codice penale, conferma l’abolizione del foro ecclesiastico disposta da Napoleone.
  Seguendo i consigli del Neipperg, è generosa e magnanima con patrioti e liberali aderenti alla carboneria e alle sette segrete. Per questo nel Ducato non ci sono mai esecuzioni capitali per motivi politici. Per lo più i cospiratori vengono inviati ad espiare le loro pene, spesso lievi, nel comodo castello di Compiano. A causa di questo atteggiamento, il Duca di Modena chiama Maria Luigia con disprezzo «madama la presidentessa della repubblica di Parma».

  Intanto però una serie di avvenimenti luttuosi e di crisi politiche minano irreparabilmente il suo governo e la sua salute.

  Nel 1829 muore Neipperg. La sua morte la sconvolge, ma non può portare il lutto in pubblico. L’etichetta di corte non le impedisce in ogni modo di innalzare per Adam Adalbert un monumento funebre, intitolato al Ministro dei Ducati - ruolo che Neipperg ha ufficialmente, ed egregiamente, svolto. Non può nemmeno adottare i figli di Neipperg, come lui aveva chiesto anche nel testamento, perché essendo nati prima della morte di Napoleone, risultano esser frutto d’un adulterio.

   Con Neipperg muore anche la politica moderata che aveva improntato il governo. Gli succede l’avido barone di Werklein, protetto dal solito Metternich. Werklein governa male, indebita lo Stato e riesce a farsi odiare dai parmensi per la propria durezza, specialmente nei confronti dei liberali.
   In tutta l’Italia cresce intanto il numero dei patrioti che non vogliono più gli austriaci, e quindi nemmeno l’austriaca, seppur ne apprezzino il  buon governo. Il 4 febbraio del 1831 cominciano i moti insurrezionali nella papalina Bologna. Qualche giorno dopo anche a Parma c’è una sollevazione, ma non contro Maria Luigia bensì contro l’odiato Werklein e contro le autorità. Anzi, verso di lei ci sono grida di elogio: le richieste di "a morte" si sentono per il Werklein. Il governo fa schierare i cannoni e Maria Luigia riceve una delegazione di notabili che le chiedono di non far sparare sul popolo. Maria Luigia annuncia che lascerà la città, perché rimanendo comprometterebbe il
«proprio onore e il proprio governo.» I parmensi chiudono allora le porte della città, obbligandola non soltanto a rimanere ma a mostrarsi più volte alla folla, che mostra soddisfazione perché l’amata sovrana è rimasta. Il Werklein invece è già scappato, e quando i ribelli lo sanno circondano il Palazzo Ducale, «a protezione della duchessa,» dicono. «Per tenermi prigioniera,» dice lei. In realtà gli insorti non mentivano: quando nella notte fra il 14 e il 15 febbraio Maria Luigia lascia Parma, è scortata sia da Granatieri Ducali sia da armati della Guardia Nazionale.  Accolta da una guarnigione austriaca a Piacenza, Maria Luigia chiede a Francesco I° di richiamare a Vienna il Werklein e di inviare truppe a Parma per ristabilire l’ordine. Intanto, anche i rivoltosi - che con il  Governo Provvisorio hanno lasciato in vigore tutte le leggi e lasciato al loro posto tutti i funzionari del Ducato - le chiedono di tornare. Se non come Sovrana Assoluta, come Sovrana Costituzionale. Sostengono che soltanto lei può sedare i tumulti e le violenze che stanno crescendo. Ma Francesco I° ha già messo in movimento le truppe, che infrangono il tentativo di rivolta.

   Maria Luigia rientra a Parma ai primi di agosto e conferisce poteri di governo a Vincenzo Mistrali, un parmense di famiglia umile, grazie al quale si risana un’altra volta il bilancio statale. Mistrali divide i conti personali della Duchessa da quelli dello Stato, consiglia alla sovrana le realizzazioni di molti ponti nel Piacentino, della strada della Cisa, del raccordo tra la via per Berceto e quella per Borgotaro, del palazzo delle Beccherie in piazza Ghiaia e del mercato del bestiame. Per riconoscenza la duchessa lo insignisce del titolo di barone.
  Maria Luigia, che considera l’attività caritativa uno dei suoi primi obblighi, affianca all’assistenza ecclesiastica quella statale. Si occupa della salute pubblica, consolando e assistendo anche personalmente i malati.

   Nel 1832 muore a Vienna Franz, il figlio di Napoleone, dal quale Maria Luigia è stata separata fin dal 1816 e che da qualche anno pativa per fatale debolezza di polmoni.

  Nel 1834, senza alcuna spinta sentimentale, Maria Luigia sposa il conte Charles René de Bombelles, altro uomo di fiducia del Metternich e rigido esecutore di quegli ordini ed interessi austriaci sempre meno tollerati dai sudditi del Ducato. Morto Mistrali, Maria Luigia è sempre più influenzata dal conservatore e legittimista de Bombelles.
   L'atteggiamento del suo governo resta improntato a clemenza nei confronti dei rivoltosi, ma l'idillio con i sudditi prende a incrinarsi e declina man mano irreversibilmente dopo il matrimonio col bigotto terzo marito.

   Nel 1835 si spegne l’amatissimo padre. «Oltre ad aver perduto un padre e un amico,» scrive Maria Luigia, «ho perso il consigliere dei momenti più difficili della mia vita.»

   Gli anni della precoce vecchiaia Maria Luigia li trascorre quasi in isolamento, consolata e felice, a suo dire, soltanto in compagnia della figlia Albertina e dei nipoti Alberto e Stefano Sanvitale.

   Muore a Parma il 17 dicembre 1847, e rimane per sei giorni esposta su un catafalco ducale. La vigilia di Natale, subito dopo i funerali dell’amata sovrana,  Carlo Ludovico di Borbone prende possesso del Ducato.
 

   Non è pensabile che Maria Luigia venga sepolta a Parma, accanto al marito morganatico Neipperg.  Così la sua salma è trasportata a Vienna e inumata nella Cripta dei Cappuccini a Vienna, accanto al padre e al figlio.

 

   «Comunque sia», è stato scritto, «i sudditi, salvo pochissime eccezioni, l’amarono senza riserve. E ancora l’amano i nipoti dei nipoti dei nipoti, un secolo e mezzo dopo la morte.»²
      
                                                            

1) Ancora oggi ogni anno Parma celebra la Settimana di Maria Luigia e ogni anno convegni e mostre raccontano e documentano le opere della sovrana più amata. Nel 2005 la Settimana di Maria Luigia è in programma dal 10 al 18 dicembre - info www.museolombardi.it

2) Luigi Alfieri: Parma, la vita, gli amori - Artegrafica Silva, Parma, 1993

 

 

 

                                                                              

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